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getthefuckoutrightnow:bohemianrapsody:kari-shma: (via: vi.sualize.us)
Quali novità sul fronte della Slavistica? Ho fatto tre lezioni di letteratura ucraina al posto della Nonna e devo dire che mi è piaciuto. A parte l’emozione della prima volta e la fatica fisica (non avrei immaginato che parlare a braccio per due ore fosse così sfinente) è stato davvero bello. Ma soprattutto è stato bello incontrare i miei discepoli in biblioteca e sentirmi chiedere, sperando in un sì, se ci sarei stata io anche la volta dopo. Ma tutte le cose belle finiscono. Soprattutto nella mia vita. Se resta la legge 133, e soprattutto, se restano i tagli previsti al bilancio delle università, dal 2010 Milano non avrà più i soldi nè per gli assegni di ricerca, nè per fare nuove assunzioni, nè per indire concorsi. Non solo le persone come me non potranno mai avere accesso al mondo accademico, ma anche chi è già dentro, come la V., o la P., non avrà rinnovato il contratto. Da noi, come in tutta Italia, d’altronde, c’è un certo fermento: venerdì la D. ha fatto lezione in Piazza Fontana, forse replica anche la settimana prossima. Finchè Lui non manderà la polizia a picchiarci, è ovvio. La V., tra l’altro, è incinta. Quanto a me, navigo a vista, nell’insulsa speranza che il Leader muoia, che questa merda di governo esploda, o che la Francia ci invada. La Nonna mi ha detto che si inventerà qualcosa da farmi fare. A questo punto le chiedo di custodire la sua casa in campagna, così avrò un sacco di tempo per leggere.
Tratto dalla mail di una delle mie più care amiche. Ecco, a me viene da piangere. Ma piangere forte. E mi sale un nervoso, e una rabbia incontrollata, e questo mi spaventa, perchè se la stessa rabbia comincia a salire alle persone sbagliate? o forse è proprio questo che vuole il Caimano?
“Sì, sono uno stronzo. Ma uno stronzo gentiluomo!”
(A’ Lupin, ma vaffanculo!)
[Emily Dickinson]
le parole sono più vere, le parole sono più belle. e non solo. e lo sai. e lo so.
lo tengo a mente, questa volta lo tengo a mente. grazie.
(via strepitupido)
Le ho detto che il rock ti salva la vita, ma non ho specificato che quando inizia a farlo è già troppo tardi.
[bellissima, issima issima issima]
Judi, come al solito (via alligalli)Ero così contenta della data del mio compleanno…sì, va bene, è la stessa di Putin (e della morte della Politkovskaja, e dell’attacco Usa in Afghanistan), ma anche di Thom Yorke. Sì, va bene, è la stessa di Dida, ma è anche di Neffa e di Fassino (che, inspiegabilmente, amo). Insomma, così mi bilanciavo. Poi, la scoperta. Terribile.
Passi per il sanguinario ex Kgb, passi per il peggior portiere che il Milan abbia conosciuto nella sua storia, ma condividere una qualsiasi congiunzione astrale con Lapo Elkann è troppo.
“Never take it seriously. If you never take it seriously you never get hurt. If you never get hurt, you always have fun. And if you ever get lonely, you just go to the record store and visit your friends.”
(Miss Penny Lane)
avrei potuto scriverle anche io. totalmente.A 14 anni ho dichiarato il mio amore a un mio amico che di me non voleva saperne, e lo sapevo. Al suo gentile diniego ho risposto “Ti amo adesso e non ho nessuna intenzione di smettere” e nei suoi occhi ho visto una qualche forma di rispetto.
Non mi sono mai vergognata di amare troppo e di dirlo, non mi è mai pesato essere l’illusa, la parte debole, quella che insegue, quella che chiede, quella che piange, quella che aspetta alzata guardando fuori dalla finestra. Ho alzato il telefono e composto numeri e lasciato messaggi e fatto inviti e digerito rifiuti: il mio orgoglio si è sempre espresso nel non rinnegare la dignità e il diritto di cittadinanza dei miei sentimenti, anche quando non ricambiati.
Certo, la mia è una forma di incontinenza emotiva: molte volte sarebbe bastato stringere i denti e aspettare invece di digerire dei no tremendi da accettare. Da accettare, ma non da ricordare. Ad anni di distanza ricordo con più piacere quanto ho amato io di quanto sono stata amata.mio dio, potrei averle scritte io queste cose.
E’ ciò che devo imparare. Rischiare, sempre. Al massimo, mi faccio male.